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Top Books

TOP BOOKS: I LIBRI CONSIGLIATI DALLA LIBRERIA LEONE

La notte ha cambiato rumore

di   María Dueñas



Sira Quiroga è una giovane sarta nella Madrid degli anni Trenta, sta per sposarsi e avviarsi a un destino senza imprevisti quando perde la testa per un carismatico imprenditore e, prima che scoppi la Guerra Civile, lascia la Spagna per trasferirsi con lui in Marocco. Ma qui si ritrova presto sola, ingannata e piena di debiti. Raggiunto il protettorato spagnolo di Tetuàn, con l'aiuto di alcuni improbabili amici Sira riesce ad aprire un atelier di alta moda che, grazie al suo gusto e alla sua forza di volontà, diventa il punto di riferimento per le signore più ricche e influenti della città. Una clientela all'apparenza insospettabile, ma che nasconde dei segreti. E qui il destino di Sira subisce una svolta imprevedibile, intrecciandosi con quello di un variegato gruppo di personaggi, alcuni dei quali storicamente esistiti. Saranno loro a dare a Sira la possibilità di riscattarsi, di ricostruire pezzo a pezzo il suo destino. La notte ha cambiato rumore può essere letto come un moderno feuilleton, avvolgente e irresistibile nel disegnare    le atmosfere e con uno splendido cast di personaggi, trasportandoci sul filo della storia attraverso una mappa di affascinante ampiezza per intrecciare una storia di fedeltà e tradimento, coraggio e dedizione, amore e ideali, in cui i lettori scopriranno l'arte di narrare di una nuova scrittrice che combina sapientemente i generi e immette una linfa nuova nella grande tradizione del romanzo d'appendice.
La notte ha cambiato rumore
Dueñas María





Dati 2010, 660 p., rilegato

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L'aiuto

di Kathryn Stockett

E' l'estate del 1962 quando Eugenia "Skeeter" Phelan torna a vivere in famiglia a Jackson, in Mississippi, dopo aver frequentato l'università lontano da casa. Per sua madre, però, il fatto che si sia laureata conta ben poco: l'unica cosa che vuole per la figlia è un buon matrimonio. Ma Skeeter è molto diversa dalle sue amiche di un tempo e sogna in segreto di diventare scrittrice. L'unica persona che potrebbe comprenderla è l'amatissima Constantine, la governante che l'ha cresciuta, ma la donna sembra svanita nel nulla. Come Constantine, anche Aibileen è una domestica di colore. Saggia e materna, ha un candore e una pulizia interiore che abbagliano: per un tozzo di pane ha allevato amorevolmente uno dopo l'altro diciassette bambini bianchi. Ma il destino è stato crudele con lei, portandole via il suo unico figlio, morto in un incidente sul lavoro tra l'indifferenza generale. Minny è la sua migliore amica. Bassa, grassa, con un marito violento e una piccola tribù di figli, è con ogni probabilità la donna più sfacciata e insolente di tutto il Mississippi. Cuoca straordinaria, non sa però tenere a freno la lingua e viene licenziata di continuo per le sue intemperanze, fino a quando è assunta da una signora nuova del posto, che per la sua bellezza vistosa e le origini modeste è messa al bando dalla buona società bianca. Skeeter, Aibileen e Minny si ritrovano a lavorare segretamente a un progetto comune che le esporrà a gravi rischi.





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SE NO CHE GENTE SAREMMO
Giocare, resistere e altre cose imparate da mio padre Giacinto

Vincitore del premio Bancarella Sport 2012
Nascere e crescere all’ombra tenace dell’olmo Facchetti è stata per Gianfelice una grande fortuna, ma anche una sfida stimolante e non sempre facile. Ripercorrendo la vita del padre Giacinto, leggenda calcistica e straordinario esempio di integrità, Gianfelice ci mostra che correndo ostinatamente dietro i propri sogni si può costruire una vita esemplare. Scorrono così, in un’emozionante moviola, le immagini del capitano dell’Italia che ha battuto la Germania 4 a 3, i grandi derby con la maglia dell’Inter, le sfide con il russo Cislenko, il magico mondo delle figurine e il calcio eroico di una volta. A Gianfelice tocca anche il compito di difendere il padre dall’attacco del sottobosco calcistico, e lo fa con sanguigna passione di figlio. E mentre i tristi giocolieri del fango svaniscono nel nulla, a stagliarsi esemplare all’orizzonte resta solo il gigante Facchetti, con il suo tronco tenace e il suo sorriso gentile protetto da una chioma sempre perfettamente pettinata.
Perché si arrivi a segnare, la palla bisogna passarsela: questo libro è un lungo e affascinante assist tra un padre e un figlio e tra il figlio e i lettori. Il pallone che ci arriva è fatto di dignità, coscienza e lealtà, resistenza e pudore. Tocca a noi, adesso, saperlo giocare; per poi, un giorno, ripassarlo.

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Lola nascera' a diciott'anni

di Carla Maria Russo


Nella Milano grigia e dolente degli anni più duri della seconda guerra mondiale, quelli dei bombardamenti, delle stragi, dei morti abbandonati nelle vie, delle vite immolate, talvolta per libera scelta, in nome di un ideale, talaltra per la brutalità degli eventi, cresce fra mille difficoltà un amore miracoloso che donerà ai due giovani protagonisti, Mara Bonfanti, bella, elegante e di buona famiglia, e Mario Canevari, operaio delle acciaierie, momenti di indicibile gioia e altri di sofferenze strazianti. La bimba, frutto del loro amore, verrà abbandonata al suo destino appena nata e Mara sarà costretta, dalla madre e dalle convenzioni sociali, a sposare il generale Pepe, un uomo molto più anziano di lei, alto ufficiale della Brigata Fascista Ettore Muti. Quando, una notte, il generale Pepe verrà trovato morto nella sua casa, dell’assassinio si confesserà colpevole Mara, condannata per la sua colpa al carcere a vita. Dovranno passare diciotto anni prima che una lettera anonima giunga a disseppellire un passato dimenticato e a gettare una luce nuova e sorprendente su quegli eventi lontani.

Un romanzo corale e incalzante, minuziosamente accurato nella ricostruzione di una città, di un’epoca e delle psicologie dei personaggi, di diversa estrazione sociale ma della stessa tragica statura. Un romanzo nel quale tutti pagano un prezzo al momento storico in cui è toccato loro vivere e agli egoismi che sempre genera ogni guerra, rendendo ciascuno dei protagonisti vittima e carnefice.



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La porta
di Magda Szabo



È un rapporto molto conflittuale, fatto di continue rotture e difficili riconciliazioni, a legare la narratrice a Emerenc Szeredás, la donna che la aiuta nelle faccende domestiche. La padrona di casa, una scrittrice inadatta ad affrontare i problemi della vita quotidiana, fatica a capire il rigido moralismo di Emerenc, ne subisce le spesso indecifrabili decisioni, non sa cosa pensare dell'alone di mistero che ne circonda l'esistenza e soprattutto la casa, con quella porta che nessuno può varcare.
In un crescendo di rivelazioni scopre che le scelte spesso bizzarre e crudeli, ma sempre assolutamente coerenti dell'anziana donna, affondano in un destino segnato dagli avvenimenti più drammatici del Novecento.

Quando cerca una persona che la aiuti nelle faccende domestiche, alla narratrice viene da più parti segnalata Emerenc Szeredás, una donna instancabile che gode dell'assoluta fiducia del quartiere di Budapest in cui entrambe vivono. Ma il rapporto fra le due, che non potrebbero essere più diverse per età, cultura, estrazione sociale, attitudine nei confronti dell'esistenza, sarà sin dal principio caratterizzato dalle asprezze, dai misteri, dalle prese di posizione sempre estreme e a prima vista incomprensibili dell'anziana donna. E dalle sue ossessioni, fra cui spicca l'assoluto divieto - che dà luogo a dicerie e sospetti di ogni genere - a varcare la porta della casa in cui vive e dove prima della guerra abitava una famiglia ebraica poi scomparsa.
Passano così venti anni, durante i quali cambiano profondamente gli assetti politici dell'Ungheria contemporanea e la scrittrice ottiene infine i riconoscimenti che in precedenza le erano stati negati. Nonostante i conflitti, ora drammatici, ora involontariamente comici, fra le due donne si è instaurato un rapporto di profonda fiducia: sarà però proprio la narratrice, incapace di capire fino in fondo le motivazioni di Emerenc, a forzare l'invalicabile soglia e a provocare la crisi più profonda e irreparabil



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Thrity Umrigar
L’ora del tramonto


ISBN 88-545-0056-9
Pagine 320
Euro 16,00


Bhima è appena uscita dal gabinetto comune dello slum di Mumbai in cui vive e ha raggiunto la coda per il rubinetto che si snoda, lunghissima, oltre le baracche nere e malconce, con i tetti di lamiera rabberciati. La luce del mattino rende ancora più evidente lo squallore dello slum. I canali di scolo con il loro fetore pungente, le file scure di baracche storte, gli uomini macilenti che bighellonano con lo sguardo vacuo, storditi dall’alcol, tutto sembra ancora più orribile nella luce chiara del giorno.
O forse sono gli occhi di Bhima a vedere oggi tutto nero. A cominciare dalla prima cosa su cui si sono posati stamattina: le languide membra di Maya, la nipote diciassettenne che, il ventre rigonfio, giaceva nella baracca beatamente addormentata e ignara della rabbia nello sguardo di sua nonna. Bhima si è spezzata la schiena, si è fatta venire l’artrite facendo la serva a casa di Sera Dubash per pagare la retta del college a sua nipote. E quella «stupida ragazza pigra» che cosa ha fatto? Anziché preservarsi per il giorno in cui diplomata, grassa e felice si sarebbe affaccendata in una magnifica cucina, fra luccicanti pentole e padelle d’acciaio, a friggere puri per un piccolo monello dai capelli scuri e un marito giovane, bello ed elegante, si è fatta mettere incinta da uno di quegli scansafatiche che ogni mattina sbirciano ottusamente nella baracca.
È l’alba, ma nel cuore di Bhima è già l’ora del tramonto. Tutte le sue speranze e le sue illusioni sembrano irrimediabilmente svanite. Continuerà a tenere le mani artritiche immerse nell’acqua tutto il giorno? a vivere dell’aiuto e della generosità di Sera Dubash, la padrona e amica dalle mani lisce e sottili come rami, di Dinaz, sua figlia, e del signorino Viraf, uno di quegli uomini giovani, belli ed eleganti che la sua nipotina «gambe aperte» non incontrerà mai più?
Con la sua prosa vivida e potente, L’ora del tramonto ci conduce nel cuore dell’India, nell’attraente universo dei suoi suoni e dei suoi odori, ma anche nell’opacità di un mondo in cui la vita delle donne sembra tragicamente immune al cambiamento. Come accade raramente nella letteratura contemporanea, Thrity Umrigar ha creato dei memorabili personaggi femminili, guidati da una ferrea volontà di sopravvivenza e da una lealtà e un amore incondizionati.


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Il giardino dei segreti
Kate Morton

Tre generazioni di donne fragili e forti in un romanzo ricco di atmosfera, dove i fili di passato e presente si intrecciano per catturare il lettore e non lasciarlo più.

2010
pp. 612



1913. Alla vigilia della Prima Guerra Mondiale, su una nave diretta in Australia, qualcuno trova una bambina abbandonata. Una donna misteriosa aveva promesso di prendersi cura di lei. Ma è scomparsa senza lasciare traccia.
1934. La sera del suo ventunesimo compleanno, Nell O¿Connor scopre un segreto che cambierà la sua vita per sempre.
1976. Molti anni più tardi si lascerà tutto alle spalle per cercare la verità, e viaggiando fino alle coste della Cornovaglia spazzate dal vento, raggiungerà lo strano e bellissimo castello di Blackhurst, un tempo dimora della nobile famiglia dei Mountrachet.
2005. Alla morte di Nell, sua nipote Cassandra riceve un¿eredità inaspettata. Il Cliff Cottage, con il suo giardino dimenticato, famoso per i segreti che nasconde: quelli dell¿oscura famiglia Mountrachet e della sua guardiana Eliza Makepeace, Autrice di inquietanti favole vittoriane. È in quel giardino, alla fine, che Cassandra trova la verità sulle sue origini, e scioglie l¿antico mistero della bambina perduta.
Un romanzo straordinario, ammaliante e ricco di atmosfera. Pagina dopo pagina i fili di passato e presente si intrecciano per catturare il lettore e non lasciarlo più, regalandogli il ritratto di tre generazioni di donne fragili e forti, semplici e inquiete, docili e indomabili, unite dalla stessa storia di passioni, dolore e mistero.




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Jan-Philipp Sendker
L'arte di ascoltare i battiti del cuore



Pagine 320


A Kalaw, una tranquilla città annidata tra le montagne birmane, vi è una piccola casa da tè dall’aspetto modesto, che un ricco viaggiatore occidentale non esiterebbe a giudicare miserabile. Entrando, sulla parete di fronte è possibile scorgere una vetrina con biscotti e dolcetti di riso sui quali si posano mosche a dozzine. Accanto, un fornello a gas con sopra un bollitore nero di fuliggine con l’acqua per il tè. Negli angoli, cataste di cassette di legno con bottigliette piene di una bibita arancione. Il caldo poi è soffocante, così come gli sguardi degli avventori che scrutano ogni volto a loro poco familiare con fare indagatorio. Julia Win, giovane newyorchese appena sbarcata a Kalaw, se ne tornerebbe volentieri in America, se un compito ineludibile non la trattenesselì, in quella piccola sala da tè birmana. Suo padre, avvocato di successo, marito fedele e genitore integerrimo, è scomparso. Un giorno, semplicemente, non è più rincasato, e nei mesi successivi non ha dato alcuna notizia di sé, nemmeno un breve cenno di commiato. Solo il silenzio più assurdo e crudele.
La polizia ha fatto le sue indagini e tratto le sue conclusioni. Tin Win, arrivato negli Stati Uniti dalla Birmania con un visto concesso per motivi di studio nel 1942, diventato cittadino americano nel 1959 e poi avvocato newyorchese di grido… un uomo sicuramente dalla doppia vita se le sue tracce si perdono nella capitale del vizio, a Bangkok.
L’atroce sospetto che una simile ricostruzione della vita di suo padre potesse in qualche modo corrispondere al vero si è fatto strada nella mente e nel cuore di Julia fino al giorno in cui sua madre, riordinando la soffitta, non ha trovato una lettera di suo padre. La lettera era indirizzata a una certa Mi Mi residente a Kalaw, in Birmania, e cominciava con queste struggenti parole: «Mia amata Mi Mi, sono passati cinquemilaottocentosessantaquattro giorni da quando ho sentito battere il tuo cuore per l’ultima volta».
Una pura, indimenticabile lettera d’amore che ha scosso profondamente Julia. Il desiderio di scoprire i segreti del padre, e magari persino di ritrovarlo, si è fatto così irresistibile che Julia ha deciso di partire immediatamente per Kalaw, quella piccola città annidata tra le montagne, dove tutto ora le appare estraneo: la luce, i profumi, i rumori, le persone. La giovane figlia di Tin Win non sa ancora che proprio a Kalaw, in quella modesta casa da tè, conoscerà per bocca del più miserabile dei suoi avventori, un vecchio dalla camicia ingiallita e dai sandali di gomma, una storia meravigliosa fatta del destino segnato dalle stelle, di forza della fede, di misteri e saggezza buddhista e di un amore sconfinato…
Romanzo che ci conduce nel cuore segreto della Birmania, L’arte di ascoltare i battiti del cuore ha svelato sulla scena letteraria internazionale il talento di Jan-Philipp Sendker.

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